INTONACI E TINTEGGIATURE NEGLI EDIFICI RESIDENZIALI DEL 900; PERCHE CONTINUANO A DEGRADARSI E COME EVITARLO


Un caso evidente che riguarda tutto l’involucro; i parapetti murari

Negli edifici residenziali storici e semi-storici del Novecento, i fenomeni di degrado degli intonaci esterni rappresentano una criticità ricorrente, spesso riscontrabile a pochi anni da interventi di manutenzione apparentemente corretti.

I parapetti in muratura dei balconi, tipologia diffusa nell’architettura del primo e medio ’900, costituiscono un caso emblematico: non perché siano “il problema”, ma perché mostrano in tempi brevi ciò che, con dinamiche più lente, interessa l’intero involucro intonacato dell’edificio.

Si tratta quindi di un esempio utile per comprendere un errore di approccio generale, non di una patologia circoscritta a un singolo elemento costruttivo.


L’edilizia residenziale storica e semi-storica del ’900: un comportamento specifico

Gli edifici residenziali realizzati tra i primi decenni del ’900 e il secondo dopoguerra sono caratterizzati da:

  • strutture e tamponamenti eterogenei;
  • murature miste e calcestruzzi di prima generazione;
  • assenza di criteri moderni di progettazione della durabilità;
  • elevata capacità di assorbimento e rilascio dell’umidità;
  • deformazioni lente e diffuse nel tempo.

Questo patrimonio edilizio, che costituisce la parte predominante delle nostre città, non può essere trattato come edilizia nuova, né rivestito con materiali rigidi e impermeabili pensati per supporti omogenei e asciutti.


Il degrado come fenomeno sistemico

Il degrado degli intonaci negli edifici del ’900 si manifesta quasi sempre attraverso quadri patologici ricorrenti, tra cui:

  • quadri fessurativi diffusi, spesso sottili ma estesi, talvolta a ragnatela o lungo le discontinuità costruttive;
  • cavillature e micro-lesioni che attraversano intonaco e film pittorico;
  • sfogliamenti e distacchi superficiali;
  • rigonfiamenti localizzati;
  • alveolizzazioni;
  • alterazioni cromatiche e alonature.

I quadri fessurativi, in particolare, non vanno interpretati come semplici difetti estetici o come errori di posa, ma come il primo segnale di incompatibilità meccanica e igrometrica del sistema applicato rispetto al comportamento reale del supporto.

Quando un intonaco correttamente applicato fessura e degrada nel tempo, il problema non è l’esecuzione, ma la scelta del sistema.


Il ruolo centrale dell’acqua e dell’umidità residua

Negli edifici del ’900 l’acqua meteorica penetra inevitabilmente nell’involucro, soprattutto in corrispondenza degli elementi più esposti; il vero nodo non è l’ingresso dell’acqua, ma la sua gestione nel tempo.

Le micro-lesioni dell’intonaco e della finitura pittorica costituiscono i principali punti di accesso.

Se l’umidità penetrata non riesce a smaltirsi correttamente, viene intrappolata nei materiali impermeabili, innescando una catena di fenomeni degenerativi.


L’errore ricorrente: malte rigide a base cementizia

In questo contesto, l’uso sistematico di malte cementizie rigide per intonaci e rasature rappresenta una scelta tecnologicamente fragile.

Le malte a base cemento:

  • hanno moduli elastici elevati;
  • tollerano poco le deformazioni lente dell’edificio;
  • gestiscono male l’umidità residua;
  • risultano incompatibili con supporti eterogenei e assorbenti.

Applicare una pelle rigida su un edificio che assorbe, si muove e asciuga lentamente significa forzarne il comportamento, rendendo fessurazioni e degrado una conseguenza prevedibile.

I parapetti dei balconi sono da considerare come delle “spie della riserva”, mostrano questo errore in tempi brevi; mentre le facciate lo manifestano con qualche anno di ritardo.


Perché non basta prescrivere “malte a base calce”..!

Negli ultimi anni si è tornati a parlare di malte a base calce, ma il termine “a base calce” è troppo generico per guidare una scelta realmente consapevole.

La discriminante non è solo la natura del legante, ma la possibilità per il tecnico di controllarne composizione e prestazioni.


Calce pozzolanica: compatibilità e controllo tecnico

Le malte formulate in calce pozzolanica rappresentano una scelta particolarmente coerente per l’edilizia residenziale storica e semi-storica del ’900 perché:

  • sono più duttili;
  • presentano moduli elastici più bassi;
  • tollerano meglio supporti eterogenei;
  • gestiscono l’umidità senza intrappolarla.

Un aspetto cruciale è la trasparenza documentale:
le calci di classe FL (UNI EN 459-1:2015) sono soggette all’obbligo di dichiarazione completa della composizione nella Scheda di Sicurezza (SDS), sezione n.3.

Questo consente al tecnico incaricato di verificare realmente il materiale prescritto, a differenza di altre famiglie di leganti in calce per le quali la composizione può risultare meno leggibile ai fini di una valutazione prestazionale puntuale.

Non si tratta di ideologia, ma di controllabilità tecnica.


Intonaco e tinteggiatura: un unico sistema

Un errore concettuale molto diffuso è considerare la tinteggiatura come un intervento puramente estetico.

In realtà, intonaco e pittura costituiscono un sistema funzionale unico, che deve garantire nel tempo un equilibrio tra:

  • protezione dall’acqua meteorica;
  • elasticità;
  • traspirabilità al vapore.

Se uno solo di questi elementi è incoerente, l’intero sistema entra in crisi.


Il limite delle pitture sintetiche

Le facciate degli edifici del ’900 vengono spesso tinteggiate con pitture sintetiche acriliche o acril-silossaniche.

Questi prodotti offrono una buona resistenza superficiale all’acqua, ma non garantiscono un equilibrio adeguato tra impermeabilità, elasticità e traspirabilità su supporti storici.

Quando l’acqua penetra attraverso una micro-lesione dell’intonaco (inevitabile in particolare su quelli cementizi) e del film pittorico, una prodotto poco traspirante tende a intrappolare l’umidità, amplificando il degrado invece di limitarlo.


Il ruolo delle pitture minerali ai silicati di potassio

Le pitture minerali ai silicati di potassio offrono, per questa tipologia di edilizia, il miglior equilibrio possibile tra protezione e traspirabilità.

Le loro principali caratteristiche sono:

  • altissima permeabilità al vapore;
  • assenza di film plastici continui;
  • buona protezione dall’acqua meteorica;
  • interazione chimica con il supporto minerale.

Grazie a queste proprietà, i silicati consentono di smaltire l’eventuale acqua penetrata, riducendo drasticamente il rischio di degrado per accumulo interno.


Traspirabilità e prevenzione delle fessurazioni

L’elevata traspirabilità delle pitture ai silicati non sostituisce una corretta scelta dell’intonaco.

L’utilizzo di malte duttili in calce pozzolanica riduce alla fonte la formazione dei quadri fessurativi, limitando i punti di ingresso dell’acqua.

La pittura minerale completa il sistema, non lo corregge.


Durabilità e modello decisionale

Nel settore della manutenzione edilizia, la durabilità dell’intervento viene raramente considerata un parametro di progetto.

Interventi che durano 10 – 12 anni sono spesso ritenuti accettabili, anche quando esistono soluzioni tecniche in grado di garantire durate di 30 anni e oltre senza mostrare degradi significativi.

Il risultato è che il committente finale sostiene nel tempo un costo complessivo più elevato, finanziando cicli ripetuti di manutenzione che avrebbero potuto essere evitati con scelte più compatibili fin dall’inizio.

In edilizia, la scarsa durabilità non è quasi mai un errore tecnico: è più spesso una conseguenza non valutata del modello decisionale adottato.


Cosa fare quindi

Negli edifici residenziali storici e semi-storici del ’900, la durabilità dell’involucro non si ottiene irrigidendo le superfici o impermeabilizzandole artificialmente.

Si ottiene:

  • scegliendo malte compatibili e duttili;
  • utilizzando leganti controllabili e verificabili;
  • adottando pitture realmente traspiranti;
  • progettando l’intervento in funzione del ciclo di vita.

I parapetti dei balconi non sono il problema; sono il segnale anticipato di un approccio che può, e deve, essere superato.


Conclusioni

Negli interventi sull’edilizia residenziale storica e semi-storica del ’900, le criticità non nascono quasi mai da un singolo errore, ma da una catena di scelte tecniche non pienamente consapevoli.

Quando materiali, sistemi e finiture vengono selezionati senza una lettura preventiva del comportamento reale dell’edificio, il degrado diventa una conseguenza prevedibile.

Introdurre una fase di valutazione tecnologica indipendente, prima della progettazione e dell’esecuzione, consente di ridurre il rischio di interventi ripetuti e di orientare le decisioni verso soluzioni realmente compatibili e durabili.

Il confronto su questi temi resta aperto.

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