CALCE E POZZOLANA; equipe di scienziati scopre quanto proponiamo da oltre 15 anni


Con l’intenzione di impreziosire il contenuto ed evitare di definirla come andrebbe definita e cioè “pozzolana” il redattore dell’articolo su Repubblica del 16 giugno 2013, descrive quella polvere magica “cenere vulcanica”.

Quindi il millenario impasto idraulico Vitruviano diviene in modo tanto sofisticato quanto superfluo “mistura di cenere vulcanica e calce”, praticamente la nostra ruspante….cauvc’ è puzzulan’…!

Da 15 anni lo produciamo premiscelato e lo chiamiamo semplicemente INTONACO R

Il trafiletto riporta: …l’impasto cementizio utilizzato ai tempi dell’Impero era meglio di quello che sappiamo fare oggi. Più resistente sì, ma anche più sostenibile dal punto di vista ambientale. Per capirlo basta guardare le rovine romane ancora in piedi dopo oltre duemila anni. E a metterlo nero su bianco è uno studio di una squadra internazionale di scienziati, e potrebbe aiutare chi costruisce a farlo da qui in poi in maniera migliore. Gli scienziati e gli ingegneri hanno notato la resistenza all’erosione e all’acqua del cemento romano impiegato nella costruzione di porti, ancora perfettamente conservato in molti casi. L’ingegnere Marie Jackson dell’Università della California a Berkley fa i numeri: “Rispetto a quello romano, il cemento di Portland, quello che usiamo comunemente da 200 anni, in queste condizioni non durerebbe più di mezzo secolo prima di iniziare a erodersi”. …l’equipe ha analizzato tra l’Europa e gli Usa un campione estratto dal porto romano della baia di Pozzuoli, a Napoli. Il segreto è nell’utilizzo di particolari minerali, tra cui roccia vulcanica e calce, che a contatto con l’acqua rendevano il cemento particolarmente solido

Qui l’articolo integrale di Repubblica

Se si depura il pezzo dalla fastidiosa sensazione della scoperta inesistente, soddisfa sapere che per riconoscere le virtù del nostro DNA edilizio Campano/Romano, sia stato necessario un tanto roboante studio realizzato da una intera squadra internazionale di scienziati !

Forse perché prescrittori, tecnici, studiosi ed accademici Campani non se ne sono mai interessati ? perché non hanno praticamente mai confermato in modo univoco questo concetto? o forse più semplicemente perche preferivano il comodo cemento indicato in tariffa evitando di studiare un NP…?

Comunque che debba essere l’ingegnere Marie Jackson dell’Università della California a Berkley, piuttosto che Stefano Lancellotti a dare l’illuminante indicazione che un impasto realizzato con calce e pozzolana, pardon cenere vulcanica, sia più resistente delle malte cementizie per ricoprire murature, non so a voi ma a me personalmente fa sorridere.

Leggere poi che la sfida odierna è quella di impiegare quelle tecniche antiche nell’industria moderna, fa addirittura ridere.

Ma “Signori” giornalisti, almeno informatevi meglio prima di riportare questi concetti, anche se vi firmate con le sole iniziali.

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4 pensieri su “CALCE E POZZOLANA; equipe di scienziati scopre quanto proponiamo da oltre 15 anni

  1. stefano, ma come la mettiamo con l’alta percentuale di radon presente nella pozzolana?

    1. La principale fonte del gas radioattivo Radon è il terreno ed in misura minore i conci di tufo che costituiscono i paramenti murari. Dovremo quindi preoccuparci di considerare queste due enormi serbatoi di radon e su come limitare l’immissione in ambienti chiusi del gas, piuttosto di pensare ad una ipotetica infinitesimale presenza di radon (non avvalorata da alcun riscontro scientifico) in 3 cm di pozzolana e calce aerea lavorati a livello industriale.

  2. È fuor di dubbio che i romani, con la scoperta delle proprietà ora definite “pozzolaniche” della cenere vulcanica abbiano aperto nuove strade all’ingegneria, e che detto materiale abbia qualità non indifferenti di resistenza e durabilità.
    Per quanto attiene l’attuale calcestruzzo, figlio di tale scoperta, sarebbe il caso di ricordare che nessuno si sognerebbe di costruire una struttura con l’intento di farla durare più di 100 anni circa (salvo casi eccezionali) per un unico motivo: sarebbe un’inutile spreco!
    Pensiamo per esempio ad un porto, come riportato nell’articolo, dagli anni ’60 in avanti la dimensione ed il dislocamento delle navi sono aumentati di molto, cosa ce ne faremmo quindi di un porto che dura millenni ma che dopo 50 anni non risponde più alle esigenze per le

    bbquali è stato costruito? Stesso discorso vale per le pavimentazioni bbaeroportuali, converrebbe davvero aver costruto 50 anni fa una pavimentazione di lunghissima (quasi eterna) durata che però all’atterraggio del primo Airbus si sfonda?

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