Testo aggiornato e ampliato l’11 settembre 2026, con integrazione dei criteri di controllo documentale e della nota prescrittiva per capitolati.
La scelta dei leganti e delle malte negli interventi di restauro conservativo e di manutenzione architettonica costituisce un atto progettuale dal quale dipendono la compatibilità con i materiali esistenti, il comportamento della muratura e la durabilità delle lavorazioni, perché ciò che viene introdotto nell’edificio entra a far parte di un sistema già caratterizzato da una propria storia costruttiva, da determinate condizioni di conservazione e da un equilibrio igrometrico che occorre comprendere prima di modificarlo.
Ritengo quindi necessario chiarire alcuni aspetti che vengono frequentemente semplificati nelle prescrizioni e nella documentazione commerciale, soprattutto quando espressioni come “a base di calce”, “naturale”, “traspirante” o “per il restauro” vengono considerate sufficienti a dimostrare l’idoneità di un prodotto.
Una denominazione rassicurante non sostituisce la conoscenza del materiale, così come la conformità a una norma di prodotto non dimostra automaticamente la compatibilità con la specifica muratura sulla quale si intende intervenire.
1. Certificazione e controllo delle malte
Le malte predosate destinate all’impiego in cantiere, tra cui intonaci, rasanti, malte da allettamento, stuccature, betoncini e boiacche, devono essere individuate in relazione alla loro destinazione d’uso e accompagnate dalla documentazione tecnica e normativa pertinente, verificando la marcatura CE e la dichiarazione di prestazione quando previste, le caratteristiche dichiarate e le condizioni nelle quali il produttore ne ammette l’impiego.

La produzione industriale controllata offre strumenti di tracciabilità e ripetibilità che considero particolarmente importanti, ma che non esonerano il progettista e la direzione lavori dalla valutazione di compatibilità; allo stesso modo, gli impasti preparati in cantiere non possono essere considerati automaticamente equivalenti a un prodotto industriale documentato, poiché richiedono una specifica definizione dei componenti, dei dosaggi, delle procedure di miscelazione e dei controlli.
La possibilità di caratterizzarli mediante prove non elimina le difficoltà di mantenere costanti le loro proprietà durante l’esecuzione.
La norma UNI EN 459-1 distingue le categorie delle calci da costruzione, comprese NHL, HL e FL, ma riguarda il legante e non descrive necessariamente l’intera composizione di una malta premiscelata che lo contiene.
La distinzione tra legante e prodotto finito è essenziale, perché la presenza di un legante identificato non consente, da sola, di conoscere tutti gli altri componenti della miscela.
2. Compatibilità con il costruito e principi del restauro
I principi di conservazione richiamati dalle Carte del Restauro e le prescrizioni delle competenti Soprintendenze richiedono attenzione ai materiali originari e alle conseguenze dell’intervento, ma la compatibilità deve essere tradotta in valutazioni riferite all’edificio reale, evitando di ridurla alla somiglianza cromatica o alla sola appartenenza nominale a una famiglia di leganti.

Nelle murature storiche si incontrano malte di calce aerea, malte con componenti pozzolanici e malte con diversa idraulicità, la cui natura dipende dalle risorse locali, dall’epoca, dalle tecniche di produzione e dagli interventi successivi; per questa ragione, la conoscenza delle malte esistenti dovrebbe orientare la scelta dei nuovi materiali senza assumere che tutte le murature richiedano indistintamente lo stesso prodotto.
Nel caso del tufo e dei materiali lapidei teneri e porosi, considero prioritario preservare la gerarchia meccanica e l’equilibrio igrometrico del sistema, evitando che la malta introduca rigidità, resistenze o comportamenti nei confronti dell’acqua incompatibili con il supporto.
È in questo quadro che si colloca il mio indirizzo verso malte prive di cemento e con leganti di composizione verificabile, la cui idoneità deve comunque essere valutata in relazione alla lavorazione e alle condizioni dell’edificio.
3. Compatibilità e scelta dei leganti
Prescrivere una malta di calce idraulica naturale indica il tipo di legante desiderato, ma una formulazione commerciale “a base di NHL” non equivale necessariamente a una malta nella quale la NHL costituisca l’unico legante presente.

Occorre quindi distinguere la natura del legante NHL dalla composizione del premiscelato che lo utilizza, verificando se siano presenti altri leganti o aggiunte e quali effetti possano produrre nell’impiego previsto.
La categoria FL, relativa alle calci formulate, prevede informazioni sulla composizione del legante che possono agevolare il controllo del tecnico, ma la sigla FL non significa automaticamente “senza cemento” e non costituisce, da sola, una garanzia di compatibilità.
Il criterio di scelta riguarda la formulazione effettivamente dichiarata: nel mio indirizzo per le murature in tufo assumono particolare interesse i leganti FL costituiti da calce aerea e componenti pozzolanici naturali, come la zeolite micronizzata ad alta reattività, purché ne siano documentate composizione e caratteristiche.
Il confronto tra le alternative deve inoltre tenere conto della funzione della malta, perché una boiacca da iniezione, una malta da ristilatura e una malta da allettamento strutturale richiedono proprietà differenti, che non possono essere definite attraverso la sola denominazione del legante o un unico valore di resistenza a compressione.
4. Lettura critica delle schede di sicurezza (SDS)
La Scheda Dati di Sicurezza, o SDS, è uno strumento importante per il controllo dei prodotti, ma deve essere letta comprendendone la funzione, poiché viene redatta per comunicare pericoli e misure di sicurezza e non coincide necessariamente con la formulazione completa della miscela.

La sezione n. 3 riporta gli ingredienti secondo gli obblighi applicabili alla comunicazione del pericolo, per cui può risultare formalmente corretta anche quando non consente di ricostruire tutti i componenti tecnologici della malta. Riferimento: ECHA, schede di sicurezza.
Se, per esempio, una SDS riporta una percentuale di calce idrata compresa tra l’1 e il 3%, quel dato non permette di concludere che tutta la frazione legante sia limitata a tale quantità, né consente di attribuire automaticamente la parte non descritta a cemento o ad altri componenti.
La presenza dichiarata di cemento costituisce un’informazione da valutare; la sua mancata indicazione non equivale, da sola, a una dichiarazione che il prodotto ne sia privo.
Quando il materiale viene presentato come “senza cemento”, ma la documentazione disponibile non chiarisce sufficientemente la natura dei leganti, occorre confrontare scheda tecnica, SDS e dichiarazione di prestazione e richiedere al produttore una dichiarazione specifica, riferita al prodotto identificato, che chiarisca la presenza o l’assenza di cemento Portland e di altri leganti cementizi.
Si richiede così un’assunzione formale di responsabilità su una caratteristica rilevante per la prescrizione, senza pretendere necessariamente la divulgazione dell’intera ricetta industriale.
Anche sigle, campi non compilati e indicazioni di prestazione non determinata devono essere interpretati nel loro contesto, verificando se l’informazione mancante sia necessaria per valutare l’impiego previsto, anziché attribuire loro automaticamente il significato di irregolarità o di occultamento.
5. Produzione del legante e composizione mineralogica
Il processo produttivo contribuisce a determinare le caratteristiche del legante, poiché la natura della materia prima, la temperatura e la durata della cottura, lo spegnimento e la macinazione influenzano le fasi presenti e la loro reattività; tuttavia, la sola temperatura di cottura non può essere utilizzata come criterio sufficiente per dichiarare un materiale compatibile o incompatibile.

La presenza di fasi idrauliche deve essere valutata considerando la loro natura, le proporzioni e il comportamento della malta risultante, evitando di assumere che ogni fase riscontrabile anche in un cemento renda automaticamente cementizio o dannoso qualsiasi legante che la contenga.
Il punto progettuale rimane l’interazione con il supporto, che richiede attenzione allo sviluppo delle resistenze, alla deformabilità, al ritiro, al trasporto dell’acqua e alla presenza di componenti solubili potenzialmente problematici.
Quando privilegio malte con calce aerea e componenti pozzolanici naturali, il criterio riguarda pertanto la possibilità di scegliere formulazioni conosciute e coerenti con le esigenze della muratura, mantenendo il controllo sulle loro caratteristiche, anziché affidarmi a una classificazione commerciale o a un singolo parametro produttivo.
6. Limiti delle Normative di riferimento
Le UNI EN 998-1:2016 e UNI EN 998-2:2016 riguardano rispettivamente le malte per intonaci interni ed esterni e le malte da muratura prodotte in fabbrica, definendo requisiti riferiti alle rispettive destinazioni d’uso.

Non è quindi corretto ridurre il loro contenuto alla sola resistenza a compressione a 28 giorni, poiché il quadro prestazionale comprende ulteriori caratteristiche pertinenti al tipo di prodotto. UNI EN 998-1:2016; UNI EN 998-2:2016.
Rimane però una distinzione fondamentale: la conformità alla norma di prodotto non equivale a una verifica della compatibilità con ogni muratura esistente, né la dichiarazione di prestazione costituisce necessariamente una dichiarazione completa della composizione.
Il tecnico deve quindi utilizzare questi documenti per ciò che attestano, integrandoli con le informazioni necessarie a valutare il materiale nello specifico intervento.
Per una muratura storica, la resistenza meccanica deve essere letta insieme alla deformabilità, all’adesione, al comportamento nei confronti dell’acqua e del vapore e alle condizioni di maturazione, considerando che una prestazione numericamente maggiore non rappresenta automaticamente un miglioramento.
Anche la permeabilità al vapore deve essere rapportata allo spessore applicato, poiché lo spessore equivalente d’aria Sd = μ × spessore descrive una resistenza al passaggio del vapore che la sola parola “traspirante” non permette di quantificare.
7. Raccomandazioni per capitolati e prescrizioni
Una prescrizione efficace deve collegare le caratteristiche della muratura ai requisiti del materiale e alle condizioni esecutive, chiarendo quali componenti siano ammessi, quali debbano essere esclusi e attraverso quali documenti o prove venga verificata l’idoneità.

Per le iniezioni, per esempio, occorre considerare la possibilità di penetrazione nei vuoti e la stabilità della miscela, mentre nelle ristilature e negli allettamenti assumono rilievo anche la granulometria, la lavorabilità e il rapporto con i giunti e gli elementi murari.
La documentazione deve essere riferita al prodotto effettivamente proposto e disponibile prima dell’impiego, così che la direzione lavori possa verificare la corrispondenza tra prescrizione, fornitura e condizioni di applicazione, evitando sostituzioni giustificate soltanto dalla comune dicitura “a calce”.
Dove necessario, campionature e prove preliminari consentono di approfondire aspetti che i documenti non esauriscono, purché siano definiti lo scopo della verifica e i criteri con cui valutarne l’esito.
8. Come sostituire il concetto “a base calce”: nota prescrittiva riutilizzabile nei capitolati
La formulazione seguente costituisce una base da adattare al supporto, alla destinazione d’uso e alle prestazioni richieste dal progetto.
“Nel presente intervento saranno accettate esclusivamente malte premiscelate prodotte industrialmente, identificate e corredate dalla documentazione tecnica e normativa pertinente alla destinazione d’uso, comprendente scheda tecnica, SDS ove prevista, marcatura CE e dichiarazione di prestazione ove applicabili, nonché le ulteriori dichiarazioni e verifiche richieste dal progetto.
Le malte dovranno possedere caratteristiche mineralogiche, granulometriche, cromatiche, meccaniche e igrometriche compatibili con i materiali esistenti e con la funzione della lavorazione, nel rispetto delle prescrizioni progettuali e delle eventuali indicazioni della competente Soprintendenza. La sola denominazione “a base di calce” o “a base di calce idraulica naturale” non sarà considerata sufficiente a dimostrare tale compatibilità.
Per le lavorazioni sulle murature storiche e sui supporti porosi per i quali il progetto prescrive l’esclusione dei leganti cementizi, il produttore dovrà dichiarare formalmente la natura dei leganti utilizzati e l’assenza di cemento Portland, bianco o grigio, clinker di cemento Portland e altri leganti cementizi. L’eventuale impiego di leganti FL dovrà essere accompagnato dalla documentazione compositiva pertinente; saranno preferite, ove coerenti con il progetto, formulazioni di calce aerea e componenti pozzolanici naturali con caratteristiche documentate.
La presenza di solfoalluminati, ceneri, scorie, loppe d’altoforno o altre aggiunte dovrà essere esplicitamente chiarita ai fini della valutazione di ammissibilità prevista dal progetto, insieme alle informazioni richieste sul contenuto di sali solubili e sugli altri componenti rilevanti per la compatibilità e la sicurezza. Non saranno ammesse aggiunte in cantiere non previste né sostituzioni del prodotto senza preventiva accettazione della direzione lavori.
La mancata indicazione di una sostanza nella sezione n. 3 della SDS non sarà assunta come prova sufficiente della sua assenza; qualora la documentazione non consenta di verificare un requisito prescritto, il materiale non potrà essere impiegato fino alla disponibilità dei chiarimenti necessari e alla sua accettazione. Preparazione dei supporti, miscelazione, applicazione, protezione e maturazione dovranno rispettare le condizioni definite dal progetto e le istruzioni del produttore.“
Conclusioni
Il controllo dei leganti e delle malte incide direttamente sulla riuscita dell’intervento, perché una scelta incompatibile può compromettere la muratura, rendere necessario rimuovere e rifare le lavorazioni e produrre danni alla materia storica che non sono necessariamente recuperabili attraverso il rifacimento.
È per questa ragione che considero insufficiente fermarsi alla denominazione commerciale o alla sola conformità normativa, quando restano da chiarire caratteristiche decisive per il comportamento del materiale.
Conoscere il supporto, scegliere consapevolmente la malta e verificare ciò che viene effettivamente impiegato costituiscono un unico percorso progettuale, nel quale le informazioni del produttore devono essere lette criticamente e integrate ogni volta che non consentano una valutazione adeguata.
L’obiettivo è rendere le scelte comprensibili, documentate e controllabili, affinché la competenza tecnologica contribuisca concretamente alla conservazione dell’edificio e alla tutela dell’investimento del committente.
Documento tecnico in PDF
È possibile scaricare il documento completo, comprensivo della nota prescrittiva riutilizzabile nei capitolati: [Scarica il documento aggiornato sui leganti e sulle malte].