COLPA DELLE NORME O DEI TECNICI? L’EQUIVOCO DELLA UNI EN 998 NEI CAPITOLATI DI RESTAURO DELLE MURATURE STORICHE


Dopo tanti anni, passati a osservare cantieri e murature storiche devo riconoscere che il problema non sono le norme.

Il problema siamo noi tecnici e troppo spesso la norma diventa un alibi.

Invece di studiare il comportamento della muratura, di osservare i materiali, di capire come funzionano davvero i muri, preferiamo affidarci a un numero scritto nel capitolato.

Le baneli classi M o CS diventano scorciatoie: un parametro semplice che evita di porsi la domanda più importante.

“𝑸𝒖𝒆𝒔𝒕𝒂 𝒎𝒂𝒍𝒕𝒂 𝒆̀ 𝒄𝒐𝒎𝒑𝒂𝒕𝒊𝒃𝒊𝒍𝒆 𝒄𝒐𝒏 𝒍𝒂 𝒎𝒖𝒓𝒂𝒕𝒖𝒓𝒂 𝒔𝒖 𝒄𝒖𝒊 𝒍𝒂 𝒔𝒕𝒐 𝒂𝒑𝒑𝒍𝒊𝒄𝒂𝒏𝒅𝒐?”

Da decenni cerco di richiamare l’attenzione su queste contraddizioni, proponendo criteri tecnologici più coerenti con il comportamento reale delle murature storiche.

Ma è evidente che queste riflessioni richiedono studio, confronto e una certa fatica intellettuale; è molto più semplice seguire strade già tracciate dall’industria dei materiali, che ha tutto l’interesse a trasformare la complessità dei muri storici in parametri facili da classificare e da vendere.

Così nei capitolati continua a comparire quelle formuline apparentemente rassicuranti: malta classe M10 o M15 o ancora peggio CSII.

Peccato che i muri non leggano le norme!

I muri reagiscono ai materiali che gli metti addosso e prima o poi presentano il conto per questa inaccettabile pigrizia.

👉👉👉 𝗦𝗲 𝘀𝗶𝗲𝘁𝗲 𝗱𝗮𝘃𝘃𝗲𝗿𝗼 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗲𝘀𝘀𝗮𝘁𝗶 𝗮 𝗰𝗮𝗽𝗶𝗿𝗲 𝗱𝗼𝘃𝗲 𝘀𝗶 𝘀𝗯𝗮𝗴𝗹𝗶𝗮, 𝗹𝗲𝗴𝗴𝗲𝘁𝗲 𝗶𝗹 𝘀𝗲𝗴𝘂𝗶𝘁𝗼.….

𝗟𝗘 𝗡𝗢𝗥𝗠𝗘 𝗨𝗡𝗜 𝗖𝗛𝗘 𝗗𝗔𝗡𝗡𝗘𝗚𝗚𝗜𝗔𝗡𝗢 𝗟𝗘 𝗠𝗨𝗥𝗔𝗧𝗨𝗥𝗘 𝗦𝗧𝗢𝗥𝗜𝗖𝗛𝗘; 𝗤𝗨𝗔𝗡𝗗𝗢 𝗡𝗢𝗥𝗠𝗘 𝗦𝗖𝗥𝗜𝗧𝗧𝗘 𝗣𝗘𝗥 𝗠𝗨𝗥𝗔𝗧𝗨𝗥𝗘 𝗠𝗢𝗗𝗘𝗥𝗡𝗘 𝗜𝗡𝗩𝗔𝗗𝗢𝗡𝗢 𝗜 𝗖𝗔𝗣𝗜𝗧𝗢𝗟𝗔𝗧𝗜 𝗗𝗜 𝗥𝗘𝗦𝗧𝗔𝗨𝗥𝗢

Negli ultimi anni è diventato sempre più frequente leggere nei capitolati di interventi sul costruito esistente prescrizioni di questo tipo:

malta classe M10 – malta classe M15

secondo la UNI EN 998-2.

Il parametro sembra sufficiente a qualificare la malta e a garantire la correttezza tecnica dell’intervento.

Il problema è che non lo è affatto.

E soprattutto non lo è quando si parla di restauro o recupero edilizio.

𝗨𝗡 𝗘𝗤𝗨𝗜𝗩𝗢𝗖𝗢: 𝗗𝗨𝗘 𝗦𝗜𝗦𝗧𝗘𝗠𝗜 𝗗𝗜 𝗖𝗟𝗔𝗦𝗦𝗜𝗙𝗜𝗖𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗗𝗜𝗩𝗘𝗥𝗦𝗜

La confusione nasce anche dal fatto che la norma UNI EN 998 è composta da due parti distinte, che riguardano materiali con funzioni completamente diverse.

UNI EN 998-1 – malte per intonaci interni ed esterni

UNI EN 998-2 – malte per murature

Le due norme utilizzano entrambe classificazioni basate sulla resistenza meccanica, ma con significati tecnici completamente differenti.

Nella UNI EN 998-1, relativa agli intonaci, la resistenza a compressione è espressa attraverso le classi:

CS I

CS II

CS III

CS IV

Queste classi indicano il campo di resistenza del prodotto, ma non hanno alcuna relazione diretta con il comportamento della muratura su cui verrà applicato.

Sono semplicemente categorie prestazionali di prodotto.

La UNI EN 998-2, invece, riguarda un materiale completamente diverso: le malte da muratura, cioè quelle utilizzate per allettare e collegare gli elementi costruttivi della parete.

Qui la classificazione della resistenza è espressa con le classi:

M1

M2,5

M5

M10

M15

M20

In questo caso la resistenza meccanica non descrive un rivestimento superficiale, ma la capacità della malta di partecipare al comportamento meccanico della muratura.

Si tratta quindi di un parametro strutturale del giunto di muratura.

Il problema nasce quando queste due classificazioni, CS per gli intonaci e M per le murature, vengono utilizzate senza distinguere il contesto tecnico a cui appartengono.

Nei capitolati accade spesso di trovare:

• riferimenti generici alla UNI EN 998

• prescrizioni basate esclusivamente sulla classe di resistenza

• indicazioni che mescolano implicitamente le logiche delle due norme.

Il risultato è che la resistenza meccanica diventa il parametro dominante, anche in contesti in cui dovrebbe essere invece un parametro da controllare verso il basso.

Nel restauro delle murature storiche, infatti, il problema non è quasi mai ottenere materiali più resistenti, ma trovare un equilibrio meccanico compatibile con supporti spesso deboli e deformabili.

𝗟’𝗔𝗦𝗣𝗘𝗧𝗧𝗢 𝗖𝗛𝗘 𝗤𝗨𝗔𝗦𝗜 𝗡𝗘𝗦𝗦𝗨𝗡𝗢 𝗡𝗢𝗧𝗔 𝗡𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗨𝗡𝗜 𝗘𝗡 𝟵𝟵𝟴

La UNI EN 998-1 e la UNI EN 998-2 sono norme di prodotto.

Questo significa una cosa molto precisa:

non sono norme di progettazione.

Cosa significa realmente “norma di prodotto”

Una norma di prodotto serve a:

• classificare i materiali

• stabilire metodi di prova

• definire categorie prestazionali.

Serve quindi a dire:

questo prodotto ha determinate prestazioni misurabili.

Ma non dice:

• quando usarlo

• dove usarlo

• se è compatibile con un certo supporto.

E qui nasce il grande equivoco nei capitolati

Molti tecnici usano le classi CS e M come se fossero indicazioni progettuali.

Ma la norma non lo dice.

La norma dice solo:

se una malta ha queste caratteristiche, rientra in questa classe.

In altre parole

La UNI EN 998 è una norma di prodotto.

Classifica le malte in base a determinate prestazioni misurabili.

Non è una norma di progettazione degli interventi.

Quando una classificazione di prodotto viene utilizzata come criterio progettuale per il restauro delle murature storiche nasce inevitabilmente un equivoco tecnico.

𝗖𝗢𝗦𝗔 𝗦𝗜 𝗜𝗡𝗧𝗘𝗡𝗗𝗘 𝗣𝗘𝗥 “𝗠𝗔𝗟𝗧𝗘 𝗗𝗔 𝗠𝗨𝗥𝗔𝗧𝗨𝗥𝗔”?

Quando la UNI EN 998-2 parla di malte da muratura non si riferisce genericamente a una malta utilizzata su una muratura esistente.

Il termine indica in modo preciso le malte utilizzate per costruire la muratura, cioè quelle impiegate nei giunti di allettamento tra gli elementi murari.

Si tratta delle malte che collegano tra loro:

• mattoni

• blocchi

• pietre

• elementi artificiali o naturali.

La loro funzione è quindi costruttiva e strutturale.

Devono infatti:

• distribuire i carichi tra gli elementi della muratura

• compensare le irregolarità dimensionali dei blocchi

• garantire l’adesione tra gli elementi

• contribuire al comportamento meccanico della parete.

Per questo motivo la norma classifica queste malte principalmente sulla base della resistenza a compressione.

È però essenziale chiarire un punto spesso ignorato:

la UNI EN 998-2 non nasce per il restauro delle murature storiche.

È una norma pensata per malte industriali destinate alla costruzione di murature nuove, realizzate con elementi prodotti con caratteristiche meccaniche controllate.

Non affronta invece problematiche tipiche del costruito storico, come:

• murature eterogenee

• materiali lapidei teneri

• presenza di umidità persistente

• compatibilità chimico-fisica con leganti tradizionali.

Applicare automaticamente questi criteri al restauro significa trasferire logiche pensate per l’edilizia contemporanea a edifici che appartengono a culture costruttive completamente diverse.

𝗨𝗡 𝗣𝗥𝗜𝗡𝗖𝗜𝗣𝗜𝗢 𝗖𝗢𝗦𝗧𝗥𝗨𝗧𝗧𝗜𝗩𝗢 𝗦𝗣𝗘𝗦𝗦𝗢 𝗗𝗜𝗠𝗘𝗡𝗧𝗜𝗖𝗔𝗧𝗢

Nella tradizione delle murature storiche esiste un principio molto semplice:

la malta deve essere più debole dell’elemento murario.

La malta di allettamento serve infatti a:

• compensare le irregolarità degli elementi

• distribuire le tensioni

• assorbire piccole deformazioni del sistema murario.

Per svolgere questa funzione deve essere più deformabile e meno resistente rispetto ai materiali che collega.

Quando invece la malta diventa più rigida e più resistente della muratura, l’equilibrio del sistema si altera.

Le deformazioni non vengono più assorbite dal giunto, ma trasferite direttamente agli elementi murari, con il rischio di:

• fessurazioni

• distacchi

• rotture localizzate.

𝗜𝗟 𝗣𝗥𝗢𝗕𝗟𝗘𝗠𝗔 𝗗𝗘𝗜 𝗟𝗘𝗚𝗔𝗡𝗧𝗜

Un altro aspetto che la classificazione della norma non considera riguarda la natura dei leganti.

Due malte entrambe classificate M10 possono essere realizzate con:

• cemento Portland

• calce idraulica

• miscele di calce e cemento

• formulazioni con additivi e polimeri.

Dal punto di vista della norma queste malte risultano equivalenti.

Dal punto di vista tecnologico non lo sono affatto.

Possono avere:

• rigidità molto diverse

• permeabilità al vapore opposte

• comportamenti igrometrici incompatibili.

Eppure, nei capitolati contemporanei questa distinzione scompare quasi sempre.

𝗜𝗟 𝗣𝗔𝗥𝗔𝗗𝗢𝗦𝗦𝗢 𝗡𝗘𝗜 𝗖𝗔𝗣𝗜𝗧𝗢𝗟𝗔𝗧𝗜 𝗗𝗜 𝗥𝗘𝗦𝗧𝗔𝗨𝗥𝗢

Nel linguaggio dei capitolati si è progressivamente affermato un automatismo molto diffuso:

più resistenza = maggiore qualità.

Così si prescrivono malte M10 o M15 come se l’aumento della resistenza fosse automaticamente un vantaggio.

Sulle murature esistenti questo ragionamento può essere tecnologicamente devastante.

Una malta troppo rigida può generare:

• concentrazione delle tensioni

• cavillature diffuse

• distacchi dell’intonaco

• degrado accelerato del supporto murario.

Nel tentativo di rendere la malta più resistente si finisce spesso per danneggiare il muro.

𝗜𝗟 𝗩𝗘𝗥𝗢 𝗣𝗥𝗢𝗕𝗟𝗘𝗠𝗔: 𝗟’𝗔𝗦𝗦𝗘𝗡𝗭𝗔 𝗗𝗜 𝗨𝗡𝗔 𝗡𝗢𝗥𝗠𝗔 𝗣𝗘𝗥 𝗜𝗟 𝗥𝗘𝗦𝗧𝗔𝗨𝗥𝗢

Anche quando si fa riferimento alla UNI EN 998-1, relativa alle malte per intonaci, rimane una questione fondamentale che raramente viene esplicitata.

Questa norma non nasce per il restauro delle murature storiche.

Nel quadro delle norme europee non esiste oggi una norma specifica che definisca criteri tecnici per gli intonaci destinati al restauro delle murature storiche.

La UNI EN 998-1 è una norma di prodotto, concepita per classificare malte industriali nell’edilizia contemporanea.

Classifica i prodotti in base a prestazioni misurabili, ma non stabilisce criteri di compatibilità con murature antiche.

Per questo motivo la semplice conformità alla norma non garantisce affatto la compatibilità con il costruito storico.

In assenza di una norma specifica, la scelta dell’intonaco resta necessariamente affidata alla valutazione tecnica del progettista.

UN RIFERIMENTO NORMATIVO SPESSO IGNORATO: LA CLASSIFICAZIONE DEI LEGANTI

Quando si parla di malte nel restauro delle murature storiche esiste un altro riferimento normativo raramente citato nei capitolati: la norma UNI EN 459-1:2015, che definisce la classificazione delle calci da costruzione.

Questa norma distingue diverse tipologie di leganti a base di calce e ne stabilisce le caratteristiche prestazionali.

Tuttavia, come evidenziato anche nelle indicazioni tecniche per il restauro, tale classificazione non è stata concepita specificamente per gli interventi sul costruito storico e non garantisce di per sé la compatibilità dei materiali con le murature tradizionali.

Nel quadro normativo attuale, la categoria dei leganti formulati (FL) rappresenta l’unico riferimento che impone la dichiarazione integrale della composizione del legante, consentendo al tecnico un controllo reale e documentabile dei materiali impiegati.

Questo aspetto è particolarmente rilevante nel restauro, dove la compatibilità tra legante, malta e muratura non può essere valutata esclusivamente sulla base delle resistenze meccaniche dichiarate, ma deve considerare la composizione mineralogica e il comportamento igrometrico dei materiali.

UNA PROVOCAZIONE TECNICA

Come potrebbe essere scritta una norma per il restauro?

Se il problema è davvero l’assenza di un riferimento tecnico specifico, vale la pena fare una provocazione.

Provare almeno a immaginare quali criteri dovrebbe contenere una norma realmente pensata per il costruito storico.

𝗨𝗡𝗜 𝗘𝗡 𝟵𝟵𝟴-𝗥 (𝗯𝗼𝘇𝘇𝗮 𝗽𝗿𝗼𝘃𝗼𝗰𝗮𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮)

𝗠𝗔𝗟𝗧𝗘 𝗣𝗘𝗥 𝗜𝗟 𝗥𝗘𝗦𝗧𝗔𝗨𝗥𝗢 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗘 𝗠𝗨𝗥𝗔𝗧𝗨𝗥𝗘 𝗦𝗧𝗢𝗥𝗜𝗖𝗛𝗘

𝗖𝗮𝗺𝗽𝗼 𝗱𝗶 𝗮𝗽𝗽𝗹𝗶𝗰𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲

La presente specifica definisce criteri generali per la progettazione e l’impiego di malte e sistemi di intonacatura destinati al restauro e alla manutenzione di murature storiche realizzate con materiali lapidei o laterizi porosi.

𝗣𝗿𝗶𝗻𝗰𝗶𝗽𝗶 𝗴𝗲𝗻𝗲𝗿𝗮𝗹𝗶

Le malte da restauro devono essere progettate secondo il principio di compatibilità con la muratura esistente.

La progettazione non deve essere basata esclusivamente sulla resistenza meccanica del prodotto.

𝗥𝗲𝗾𝘂𝗶𝘀𝗶𝘁𝗶 𝗽𝗿𝗲𝘀𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗶

𝗖𝗼𝗺𝗽𝗮𝘁𝗶𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮̀ 𝗺𝗲𝗰𝗰𝗮𝗻𝗶𝗰𝗮

La resistenza della malta non deve essere significativamente superiore a quella della muratura.

𝗠𝗼𝗱𝘂𝗹𝗼 𝗲𝗹𝗮𝘀𝘁𝗶𝗰𝗼

Il modulo elastico della malta deve risultare inferiore o comparabile a quello della muratura al fine di evitare concentrazioni di tensione.

𝗣𝗲𝗿𝗺𝗲𝗮𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮̀ 𝗮𝗹 𝘃𝗮𝗽𝗼𝗿𝗲

La malta deve garantire elevata permeabilità al vapore.

𝗙𝗮𝘁𝘁𝗼𝗿𝗲 𝗱𝗶 𝗱𝗶𝗳𝗳𝘂𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝘃𝗮𝗽𝗼𝗿𝗲 (μ)

Il valore μ deve essere compatibile con la capacità traspirante della muratura storica.

𝗣𝗼𝗿𝗼𝘀𝗶𝘁𝗮̀ 𝗮𝗽𝗲𝗿𝘁𝗮

La malta deve presentare elevata porosità capillare al fine di favorire i processi di evaporazione dell’umidità.

𝗖𝗼𝗺𝗽𝗮𝘁𝗶𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮̀ 𝗱𝗲𝗶 𝗹𝗲𝗴𝗮𝗻𝘁𝗶

La natura dei leganti deve risultare compatibile con i materiali storici presenti nella muratura.

𝗟𝗔 𝗗𝗢𝗠𝗔𝗡𝗗𝗔 𝗖𝗛𝗘 𝗗𝗢𝗩𝗥𝗘𝗠𝗠𝗢 𝗣𝗢𝗥𝗖𝗜 𝗗𝗔𝗩𝗩𝗘𝗥𝗢

Quando si interviene su murature esistenti, soprattutto su materiali porosi come il tufo, la domanda fondamentale non dovrebbe essere:

“𝑸𝒖𝒂𝒍 𝒆̀ 𝒍𝒂 𝒄𝒍𝒂𝒔𝒔𝒆 𝑴 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 𝒎𝒂𝒍𝒕𝒂?”

𝒎𝒂 𝒑𝒆𝒏𝒔𝒂𝒏𝒅𝒐 𝒂𝒍𝒍𝒆 𝑪𝒂𝒓𝒕𝒆 𝒅𝒆𝒍 𝑹𝒆𝒔𝒕𝒂𝒖𝒓𝒐 𝒅𝒐𝒗𝒓𝒆𝒎𝒎𝒐 𝒑𝒊𝒖𝒕𝒕𝒐𝒔𝒕𝒐 𝒄𝒉𝒊𝒆𝒅𝒆𝒓𝒄𝒊:

“𝑸𝒖𝒆𝒔𝒕𝒂 𝒎𝒂𝒍𝒕𝒂 𝒆̀ 𝒄𝒐𝒎𝒑𝒂𝒕𝒊𝒃𝒊𝒍𝒆 𝒄𝒐𝒏 𝒍𝒂 𝒎𝒖𝒓𝒂𝒕𝒖𝒓𝒂 𝒔𝒖 𝒄𝒖𝒊 𝒍𝒂 𝒔𝒕𝒊𝒂𝒎𝒐 𝒂𝒑𝒑𝒍𝒊𝒄𝒂𝒏𝒅𝒐?”

Finché questa domanda continuerà a rimanere fuori dai capitolati, le classi M o CS resteranno soltanto dei parametri normativi e mai una garanzia di qualità e compatibilità con il patrimonio murario esistente.

Quando una classificazione pensata per murature moderne viene applicata senza riflessione al costruito storico, la tecnologia scompare e resta soltanto un numero scritto nel capitolato.

𝑰 𝒎𝒖𝒓𝒊 𝒏𝒐𝒏 𝒍𝒆𝒈𝒈𝒐𝒏𝒐 𝒍𝒆 𝒏𝒐𝒓𝒎𝒆.

𝑰 𝒎𝒖𝒓𝒊 𝒓𝒆𝒂𝒈𝒊𝒔𝒄𝒐𝒏𝒐 𝒂𝒊 𝒎𝒂𝒕𝒆𝒓𝒊𝒂𝒍𝒊 𝒄𝒉𝒆 𝒈𝒍𝒊 𝒎𝒆𝒕𝒕𝒊 𝒔𝒐𝒑𝒓𝒂!