UNA LETTURA TECNICA DEL RUOLO DEL CEMENTO NELLE MURATURE IN TUFO
In molti cantieri si continua a fare e rifare le stesse lavorazioni sugli stessi punti: intonaci che si staccano, umidità che ritorna, superfici che in tempi brevi ripresentano gli stessi problemi.

Non si tratta di episodi isolati, ma di fenomeni che si ripetono con una regolarità tale da non poter più essere considerati casuali.

A questo punto, provare a darsi una spiegazione diventa necessario.
LE DOMANDE RICORRENTI NEL RISANAMENTO DELLE MURATURE
In ambito di risanamento edilizio, chi si trova ad affrontare problemi su murature esistenti, tecnici, imprese e privati, si pone spesso domande molto semplici.
- Perché l’intonaco si stacca?
- Perché l’umidità ritorna dopo l’intervento?
- Perché alcune soluzioni sembrano funzionare all’inizio e poi degradano nel tempo?
- Perché si continua a intervenire sugli stessi punti?
A queste domande vengono spesso fornite risposte parziali, legate al singolo prodotto o alla fase esecutiva.
Più raramente il problema viene ricondotto a un aspetto fondamentale, la compatibilità tra il materiale utilizzato e il supporto su cui viene applicato.
In linea generale, gli intonaci su murature in tufo tendono a staccarsi nel tempo quando vengono realizzati con materiali incompatibili, in particolare a base cementizia, che alterano l’equilibrio meccanico e igrometrico del supporto.
IL TUFO COME MATERIALE DA COSTRUZIONE
Prima di entrare nel merito delle cause dei distacchi, è necessario richiamare la natura del supporto, poiché il tufo non è un materiale da costruzione qualunque.
È una roccia tenera, porosa e traspirante di origine vulcanica, leggera ma resistente, capace di assorbire e rilasciare umidità e di interagire attivamente con l’ambiente.

Questa combinazione di caratteristiche lo rende un materiale unico, il cui equilibrio si basa sulla compatibilità con gli strati che lo completano.
È proprio questo equilibrio che viene compromesso quando si introducono materiali con comportamento profondamente diverso: il tufo, roccia vulcanica porosa e traspirante, incontra il cemento Portland, materiale rigido, impermeabile e alcalino.
PERCHÉ GLI INTONACI SU MURATURE IN TUFO SI STACCANO NEL TEMPO
Nelle murature in tufo, la compatibilità tra intonaco e supporto è il fattore determinante per la durabilità dell’intervento.
Nel risanamento delle murature, e in particolare su supporti come il tufo, l’impiego di materiali a prevalente matrice cementizia continua a essere estremamente diffuso.
Questo avviene nonostante sia noto il comportamento che tali materiali possono generare nel tempo, in termini di rigidità, gestione dell’umidità e fenomeni di distacco.
Il primo livello di lettura è quello tecnico.
Le murature in tufo sono sistemi porosi, caratterizzati da una naturale capacità di assorbire e rilasciare umidità.
Questo equilibrio viene compromesso quando vengono applicati strati più rigidi e meno permeabili, modificando il comportamento originario della muratura.
Gli intonaci cementizi introducono una discontinuità sia dal punto di vista meccanico che igrometrico.
Dal punto di vista meccanico si crea una gerarchia inversa degli strati, il rivestimento risulta più rigido del supporto.
Le variazioni termo-igrometriche non vengono più assorbite dal sistema, ma si traducono in tensioni che, nel tempo, portano a fessurazioni e distacchi.
Dal punto di vista igrometrico la minore permeabilità al vapore ostacola la naturale migrazione dell’umidità verso l’esterno.
L’acqua continua a muoversi all’interno della muratura, ma incontra uno strato che ne rallenta o ne impedisce la diffusione, generando accumuli localizzati e condizioni favorevoli al degrado.
A questo si aggiunge un aspetto meno visibile, ma altrettanto rilevante, che riguarda il comportamento chimico dei materiali.
La produzione del cemento porta alla formazione di composti come silicati, alluminati e ferriti di calcio, alcune delle quali presentano una reattività che, nel tempo, può generare fenomeni di alterazione in presenza di umidità.
Quando questi materiali vengono applicati su murature esistenti a base calce, si attivano interazioni non sempre compatibili.
In presenza di acqua e di componenti argillosi possono formarsi sali complessi come ettringite e thaumasite, noti per la loro capacità di generare espansioni interne anche significative, soprattutto a basse temperature.
Questi fenomeni non sono immediati, ma si sviluppano nel tempo, contribuendo a disgregazioni localizzate, perdita di coesione e distacchi progressivi del rivestimento.
Il quadro che emerge è coerente: incompatibilità meccanica, squilibrio igrometrico e reattività chimica concorrono a determinare un comportamento non durevole del sistema.
In molti casi, questo degrado non si manifesta come un semplice invecchiamento, ma con modalità più rapide e localizzate, fino a forme di distacco nette, talvolta anche in tempi relativamente brevi.
Si tratta di un comportamento profondamente diverso da quello degli intonaci storici e antichi confezionati esclusivamente con leganti di calce pura, che nel tempo tendono a trasformarsi in modo progressivo, senza generare rotture improvvise o fenomeni espulsivi.

Un aspetto operativo contribuisce ulteriormente alla diffusione dei materiali cementizi nei cantieri.
La calce viene ancora oggi percepita da molte imprese e applicatori come un materiale più complesso da gestire, con tempi e modalità esecutive meno compatibili con le dinamiche operative correnti.
Questa percezione, in parte legata a pratiche tradizionali, non sempre trova riscontro nei materiali attuali, dove alcune formulazioni a base di calce e componenti pozzolaniche consentono modalità applicative del tutto comparabili, per semplicità e gestione, a quelle dei prodotti cementizi.
MA ALLORA PERCHÉ NEL RISANAMENTO ARCHITETTONICO SI CONTINUA A USARE CEMENTO?
Eppure, questa tipologia di prodotti continua a essere proposta, prescritta, venduta e applicata.
La risposta non può essere ricondotta a un singolo fattore, ma a un insieme di condizioni operative e di sistema che, nel tempo, hanno orientato le scelte in una direzione ben precisa.
Normative pensate per materiali e tecniche della nuova costruzione vengono spesso estese al costruito esistente e, in molti casi, anche al restauro puro.
I capitolati tendono a standardizzare le soluzioni.
I materiali disponibili sul mercato rispondono a logiche produttive e distributive ampie, mentre le dinamiche operative dei cantieri favoriscono l’impiego di soluzioni conosciute e facilmente reperibili.
In questo contesto, la scelta del materiale non nasce da una lettura del supporto, ma da una filiera già orientata.
Negli ultimi anni, parte della produzione di malte premiscelate ha tentato di intercettare queste criticità introducendo formulazioni ibride con maggiori percentuali di calce, spesso presentate come risolutive.
Si tratta tuttavia di correttivi parziali, che non modificano la natura del sistema, nel quale la componente cementizia continua a determinarne il comportamento complessivo, limitandosi, nei casi migliori, a ritardare nel tempo i fenomeni di degrado.

Il risultato è un modello che tende a ripetersi: interventi che risolvono nell’immediato l’aspetto superficiale, ma che non affrontano le cause dei fenomeni in atto.

Nel tempo questo porta a cicli di intervento ricorrenti.
Per questo motivo, nel risanamento delle murature in tufo, la scelta di intonaci compatibili diventa un passaggio determinante per evitare il ripetersi dei fenomeni di degrado.
DAL PROBLEMA ALLA SCELTA DEI MATERIALI
Un intervento su murature in tufo richiede materiali compatibili dal punto di vista meccanico e igrometrico, in grado di accompagnare il comportamento del supporto senza alterarlo.
In questo senso, l’impiego di malte a base di leganti FL, composti da calce aerea e componenti zeolitiche pozzolaniche micronizzate, rappresenta una delle soluzioni più coerenti con la natura di queste murature.
È su queste basi che si colloca anche la mia esperienza di consulenza tecnologica, all’interno della quale si inserisce ZEOCALCE srl, azienda campana di nicchia che produce una linea completa di malte pozzolaniche, sviluppata per garantire durabilità degli interventi e compatibilità con i supporti in tufo, attraverso l’impiego di materiali affini a quelli originari, in linea con i principi delle Carte del Restauro.
QUANDO IL RIFACIMENTO DIVENTA SISTEMA

A questo punto, la responsabilità della scelta rende la domanda inevitabile.
Per quale motivo dovremmo accettare l’impiego di malte premiscelate contenenti anche minime percentuali di cementi grigi e/o bianchi per la realizzazione di intonaci e finiture su murature esistenti, sapendo che quel contenuto rappresenta, con elevata probabilità, un fattore di criticità e non un reale vantaggio?
Nel tempo, l’effetto di queste scelte è sotto gli occhi di tutti.
Interventi che funzionano nell’immediato, ma che tendono a perdere efficacia negli anni, generando nuove lavorazioni, nuove forniture, nuovi incarichi.
Un modello che, più che interrompere i fenomeni di degrado, li accompagna nel tempo.
A questo punto, senza necessariamente ricondurre il problema a responsabilità individuali, si può porre una riflessione più ampia.
Se un sistema tecnico produce in modo ricorrente interventi non durevoli e se questo esito genera una continuità di lavoro lungo tutta la filiera, è legittimo chiedersi se non si sia consolidato, nel tempo, un modello operativo che tende, di fatto, a rendere il rifacimento parte integrante del processo.
In altri termini, non un errore episodico, ma una dinamica che rischia di avvicinarsi a una forma di obsolescenza programmata dell’edilizia.
Quando questo passaggio viene meno, l’edilizia smette di essere al servizio del committente e si trasforma in manutenzione continua.
INQUADRARE IL PROBLEMA CORRETTAMENTE
Le situazioni mostrate non rappresentano casi isolati, ma condizioni ricorrenti nel costruito esistente.
Ogni intervento efficace parte da una lettura corretta dei fenomeni in atto, evitando soluzioni standard applicate senza verifica.
L’attività di consulenza tecnologica è finalizzata proprio a questo: definire criteri tecnici difendibili prima di qualsiasi scelta operativa.
