Fare e Rifare intonaci su murature in tufo, è una scelta!


Prescrivere ed impiegare malte per risanamenti di murature in tufo che durino nel tempo, implica un ragionamento semplice ma di fondamentale importanza.

E’ necessario impiegare malte idrauliche con leganti esclusivamente derivati dalla cottura di calcare puro a temperature inferiori ai 900/1000 °C

Questo apparentemente superfluo “vezzo” tecnico, rappresenta da sempre l’unica garanzia possibile per raggiungere nel cantiere di Restauro, un sufficiente livello di compatibilità tra gli intonaci a farsi e i supporti in tufo giallo o grigio Campano.

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Danni su paramenti in tufo

E’ oramai consolidata la tesi per cui l’impiego di qualsiasi prodotto cementizio applicato su muratura, risulti essere un connubio dannoso per incompatibilità fisica, chimica e meccanica.

Anche per le calci idrauliche naturali NHL (Natural Hydraulic Lime) normate in Europa dal 2002, sussistono problemi di compatibilità con i nostri supporti in tufo, certamente peggiorate dalla “libertà” di produzione che la norma assegna a questa categoria di prodotti.

E’ un dato di fatto che chi produce e confeziona prodotti a base di questi leganti non sia assolutamente obbligato a comunicare se in quel prodotto abbia aggiunto del cemento bianco per “tagliare” il legante NHL.

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Ergo, l’acronimo “NHL” sembra abbia recentemente perso il suo fascino, risultando addirittura “sconveniente” dal punto di vista mediatico, tanto che alcune multinazionali del settore lo hanno eliminato negli ultimi messaggi promozionali.

Nello studio del CNR “Spazio tecnologico della ricerca, ricognizione delle tecnologie per il Patrimonio Culturale”, Pietro Vigato nel capitolo malte a calce sugli sviluppi previsti scrive; ”Messa a punto di malte idrauliche a base di calce e componenti reattivi”.

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Ci si orienta quindi, e finalmente, verso procedure antiche che personalmente sostengo da quasi 20 anni

Una malta da Restauro non va preferita (e prescritta) per un accattivante slogan pubblicitario, per il fascino del nome commerciale, per la capillare presenza nei magazzini delle rivendite o solo perchè il MastoPeppe di turno (cha ha tanta ma tanta esperienza) calorosamente c’è la consiglia.

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La scelta della malta andrebbe invece ragionata da parte del prescrittore e della DL sulla composizione materica e sulla tipologia di legante impiegato in produzione, verificandone praticamente la compatibilità con i supporti a cui viene destinata.

La cottura di un calcare puro (esente da argilla) a temperature inferiori ai 900/1000 °C in “calchera” tradizionale a legna, miscelato a secco con pozzolana reattiva, zeolite, di estrema finezza (20 micron) è l’unico presupposto utile a garantire la totale compatibilità e l’estrema durabilità negli interventi da eseguirsi su di murature in tufo.

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Con temperature di cottura fino a 1250°C, riferite a forni industriali ad elevata produzione, si verificano una serie di complessi processi chimici, potenzialmente dannosi al successivo vincolo malta / muratura di supporto.

Tra questi la reazione del CaO con silice, allumina e ossido di ferro con formazione di silicati, alluminati e ferriti di calcio (soprattutto silicato bicalcico, e, in minor quantità, alluminato tricalcico), elementi chimici pericolosi come l’alluminati tricalcici e la belite o silicato bicalcico, che alla lunga possono generare degradi per reattività salina.

Inoltre, in presenza d’acqua, i composti argillosi, entrando in contatto con la vecchia calce, generano, per reazione chimica, due sali complessi come la thaumasite e la ettringite, che a temperature inferiori ai 15 C°, sono in grado di determinare dirompenti azioni espansive nel supporto murario.

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Senza addentrarci oltre in argomentazioni chimiche, posso sintetizzare che questi composti generano un comportamento negativo in termini di reattività salina e divengono potenzialmente dannosi nei confronti degli elementi costituenti le murature.

Applicate su di superfici “delicate” come il tufo giallo (o grigio) Campano, questi aspetti amplificano il possibile degrado delle calci NHL, derivate da cottura di marne impure ad alto contenuto di argilla cotta a alte temperature.

Le calci definite NHL sono infatti leganti idraulici “finiti” (cioè essi non necessitano assolutamente di altri componenti reologicamente attivi per divenire idraulici) che risultano strettamente imparentati con i cementi.

Sono infatti identici i componenti di partenza (calcare di argilla e silice) mentre la principale differenza tra calci NHL e cemento, oltre ad alcune aggiunte come il gesso unito al cemento in fase di produzione come regolatore di presa, sono proprio le temperature di cottura, fino a 1250°C (ma sarà poi questo il limite ?) per le prime e fino a 1500°C per i secondi.

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Taglio dei conci in cava 

Inoltre il residuo di calce libera, tra il 5 e il 15% nelle calci NHL, crea “acidi deboli”, formazioni di “gessi” e ettringite tra solfati e alluminati tricalcici.

Riassumendo l’ideale sarebbe sostituire l’inutile frase da capitolato che recita “malta a base calce” con una più efficace ed utile “risanamento di murature in tufo da realizzarsi con malte, boiacche, intonaci, finiture e rasanti idraulici completamente esenti da cementi bianchi e grigi, argille e leganti NHL”

Nell’ambito della ricerca sui materiali per il restauro, negli anni sono state analizzate diverse soluzioni basate su leganti a base di calce e pozzolana, riconducibili alla tradizione costruttiva storica.

Si tratta di sistemi che, quando correttamente formulati, presentano caratteristiche di elevata compatibilità con le murature in tufo, grazie a un comportamento più duttile, a una buona permeabilità al vapore e all’assenza di componenti impropri che possano alterare l’equilibrio del supporto.

Particolare attenzione deve essere posta alla composizione reale dei leganti, alla qualità degli inerti e alla presenza o meno di materiali estranei alla tradizione costruttiva, elementi che incidono in modo determinante sul comportamento nel tempo dell’intonaco.

In questo contesto, la scelta dei materiali e dei cicli applicativi non può essere affidata a soluzioni standard o a semplici indicazioni di prodotto, ma richiede una lettura tecnica del supporto e dei fenomeni in atto.

È proprio su questo piano che si colloca l’attività di consulenza tecnologica sul costruito esistente, intesa come supporto alla progettazione e al cantiere nella definizione di materiali compatibili, nella verifica delle condizioni reali della muratura e nella costruzione di interventi orientati alla durabilità.

È quindi su questi criteri — composizione, compatibilità e comportamento nel tempo — che deve essere orientata la scelta, evitando approcci basati su denominazioni commerciali o consuetudini di cantiere.

Per assistenza tecnica inviaci una email a: lancellotti@edilan.it

Si tratta di un legante idraulico, composto a freddo, (definito FL secondo normativa UNI EN 459-1/2015) , ottenuto dalla mistione di calce idrata in polvere, ad alto titolo di idrato di calcio (98%), calcinata a bassa temperatura (850-900 °C) di calcari puri, rigorosamente selezionati; ad essa calce è aggiunta la ponderata frazione pozzolanica costituita da pozzolane naturali zeolitiche, rafforzate da composti caolinitici (2SA) micronizzati.

Le malte formulate dalla Zeocalce con l’impiego dello Zeolegante, presentano le caratteristiche delle antiche malte romane, con un legante che è la sintesi di tutti i leganti descritti nei documenti d’archivio, dalla letteratura classica alla più recente manualistica ottocentesca.

Lo Zeolegante è perfettamente compatibile con il restauro delle strutture storiche d’ogni tempo.

  • Con le malte formulate con Zeolegante il restauratore professionista può disporre di:
  • Boiacche da consolidamento fluide per il re-incollaggio degli intonaci decorsi e il consolidamento murario diffuso;
  • Malte formulate con il colore naturale specifico per il ripristino di lacune;
  • Malte di allettamento e fugatura d’ogni tipo e tradizione applicativa;
  • Ciclo deumidificante con trattamento anti-sale e due intonaci con diverse capacità di assorbimento;
  • Tonachini ad aspetto frattazzato adatti alla cultura legata al territorio Campano;
  • Stucchi di vario colore naturale per il recupero della pietra;
  • Qualsiasi materiale richiesto per il compimento di opera condotte a “Regola d’Arte”.

Tutti i materiali composti con lo Zeolegante sono liberi da solfati, non contengono alcuna forma di clinker, né materiali impropri che non siano suggeriti dalle regole della tradizione. Dopo il processo di presa essi mostrano di essere privi di calce libera e rivelano una straordinaria resistenza all’aggressione chimica e all’oltraggio del tempo.

La calce aerea utilizzata nelle formulazioni, deriva esclusivamente da calcare puro (carbonato di calcio) e non da marne impure da argilla come per le NHL, quindi calcare (rocce sedimentarie costituite quasi esclusivamente da calcite – carbonato di calcio) e non Marne (rocce di colore variabile stratificate e spesso scagliose con una percentuale preponderante di argilla).

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Termini di passaggio tra calcare puro (100% di carbonato di calcio) e argilla (100% di minerali argillosi), le marne si trovano tra il 35% e il 65% di minerali argillosi.

L’impurità argillosa, responsabile della scarsa purezza, è causa dei rischiosi componenti chimici che si formano nelle calci NHL.

In buona sostanza, anche non credendo alle teorie esposte, si potrebbe dire “…ma allora perché rischiare con le NHL se abbiamo a disposizione malte pozzolaniche premiscelate in sacco?”.

Altro aspetto importante è quello storico filologico, particolarmente sentito per noi Campani, che con la straordinaria Pozzolana vulcanica abbiamo insegnato a fare intonaci in tutta Europa.

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Pozzolane

Qui sotto alcune pozzolane di varia origine, finezza ed energia:

  1. Trass, Germania
  2. Caolino calcinato della Tolfa, Civitavecchia
  3. Tivoli, Roma
  4. San Paolo, Roma
  5. Lunghezza, Roma
  6. Sacrofano, Roma
  7. Salone, Roma
  8. La zeolitica di Nola, Napoli
  9. Pozzuoli, Napoli
  10. Bacoli, Napoli
  11. Montefiascone, Bolsena
  12. Monte Paternò, Sicilia
  13. Ghiara, Catania
  14. Santorino, Mar Egeo
  15. Pietra di Osiola, Piacenza

Materie prime impiegate

  • Calce aerea ad alto titolo d’idrato di calcio.
  • Pozzolane storiche naturali.
  • Zeoliti micronizzate.
  • Sabbie silicee o carbonatiche.
  • Sabbie di fiume.
  • Polveri di pietra di vari colori.
  • Cocciopesto.
  • Pomice.
  • Fibra di canapulo.
  • Graanulato in sughero biondo.
  • Ghiaiette di varia pezzatura e colore.

Produttività massima per le malte pozzolananiche

Siamo o non siamo l’unica regione del pianeta, ad avere ancora visibili e visitabili due “eccezionali” esempi di durabilità bimillenaria di questo straordinario legante, come Pompei ed Ercolano?

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Scavi Pompei- intonaco che da oltre 2000 anni esibisce solidità e bellezza

Questo straordinario intonaco affrescato, è stato realizzato con calce e pozzolana in 6/7 strati tra rinzaffi, arricci, arenati, intonaci, con spessori ridotti a circa la metà dello strato precedente, per uno spessore totale > 8 cm, e finitura eseguita in  3 strati di marmorato (grassello e polvere di marmo) applicati fresco su fresco battuti, levigati e tinteggiati in  affresco con velature al latte di calce e terre.

Anche le meravigliose ville neoclassiche costruite da architetti che rappresentano il nostro vanto costruttivo come Vanvitelli, Fuga, Sanfelice, Vaccaro e Gioffredo, furono edificate con malte di calce cotta a legna e pozzolana reattiva.

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La meravigliosa villa d’Elboeuf a Portici palazzo settecentesco prima in ordine cronologico, delle 122 ville vesuviane del Miglio d’oro

Ma allora perché commettiamo oggi l’errore di prescrivere ancora cementi e/o calci NHL?

Oggi gli interventi di recupero su edifici esistenti corrispondono a circa sette volte gli interventi eseguiti per costruzioni nuove.

Esaminando il risanamento di intonaci negli edifici storici in tufo giallo/grigio Napoletano, materiale da costruzione per eccellenza dell’edilizia storica Campana, si nota il contrasto tra la corretta teoria e la imperfetta applicazione quotidiana.

La totale incompatibilità tra il tufo ed il cemento grigio e/o bianco, viene visibilmente confermata dai prematuri degradi comparsi nella gran parte dei restauri realizzati in Provincia di Napoli negli ultimi decenni nei quali sia stato in qualche modo impiegato un materiale o una miscela a base di cemento.

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Interventi errati con prodotti cementizi presso villa Campolieto ad Ercolano

Ciononostante la tariffa prezzi della Regione Campania presenta, anche nell’ultima nell’edizione del 2014, centinaia di voci di capitolato rispondenti alle norme attuative di prodotti cementizi.

Di conseguenza la maggior parte dei progettisti Campani continua ad avvalersi ed utilizzare queste indicazioni, per i propri progetti.

Come dire che il problema dei danni creati dall’incompatibilità tufo/cemento, non solo viene completamente ignorato dalla legiferazione tecnica, ma si rigenera automaticamente ed all’infinito.

Alcune di queste voci, evidentemente non idonee all’utilizzo specifico, sono addirittura inserite nel settore “R” della tariffa, cioè quel settore che dovrebbe essere riservato esclusivamente al restauro murario, dove invece è possibile trovare proposte completamente fuori luogo, come:

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“…risanamento di pareti umide con cemento speciale……

R.05.60.10

“….rete metallica porta intonaco….”

R.05.60.110

“….regolarizzazione di superfici con malta bastarda….”

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L’incompatibilità tra tufo/cemento è provocata soprattutto dalla presenza di componenti potenzialmente pericolosi

Le malte cementizie presentano moduli elastici molto più elevati dei supporti in muratura, in particolare del tufo giallo campano, oltre un significativo ritiro igrometrico in fase di maturazione.

Nella pratica questi aspetti si traducono in quadri fessurativi a “ragnatela”, davanti i quali sarà poi insensato oltre che inutile domandarsi come mai non ha funzionato la prescrizione copiata e incollata dalla tariffa, (oppure perché non ha funzionato il prezioso consiglio di MastroPeppe di cui sopra).

Sarebbe il caso di porsi in anticipo questo tipo di quesiti, magari nella fase di analisi preliminare e progettazione, facendosi coadiuvare nel progetto di restauro, da un tecnologo specializzato

Purtroppo la scarsa attenzione al problema da parte del tecnico incaricato e l’assenza di una specifica normativa di riferimento, determina la continua e ripetuta dannosa presenza del cemento e/o dei prodotti a base cementizia, nella quasi totalità dei cantieri di restauro.

Questa irregolarità procedurale, amplificata dalla corsa al ribasso dei costi d’esecuzione da parte delle imprese appaltatrici, provoca annualmente spaventosi danni economici, oltre a mortificare e devastare l’estetica e la funzionalità del patrimonio architettonico nelle nostre città.

Sarebbe quindi auspicabile assistere quanto prima alla nascita di una regolamentazione specifica, che proibisca categoricamente l’uso di cementi bianchi e grigi su qualsiasi fabbrica muraria ed in particolare in presenza di quelle magnifiche e delicate in tufo giallo/grigio Napoletano.

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Risultati di un recente intervento di risanamento cementizio a Portici

“Vietato l’ingresso al cemento nei cantieri di restauro”, ecco il perentorio messaggio che dovrebbe essere recepito non solo dagli operatori edili ma anche, e soprattutto, dal mondo professionale ed accademico.

Da questi ultimi dovrebbero partire gli input per l’adozione delle nuove regole su materiali più rispettosi delle tradizioni e, come la storia e le opere antiche ci insegnano, in grado di generare risultati tecnicamente indiscutibili, (come le incredibili miscele idrauliche di calce e pozzolana- zeolite- che tuttora mostrano le loro eccezionali caratteristiche dopo millenni di esercizio).