BARRIERE CHIMICHE ANTI UMIDO; selezione delle migliori soluzioni


1 barriere antiumido

corretto

Barriere Anti Umido ad Impregnazione per Risanamento Murario aggiornamento tecnologico

Selezione delle migliori proposte del mercato

ASSISTENZA NELLA PROGETTAZIONE DEGLI INTERVENTI

CONSULENZA NELLA SCELTA MATERIALI DA IMPIEGARE

ATTIVITA’ DI CONTROLLO SUI MATERIALI

PROGETTAZIONE NUOVI PRODOTTI PER ESIGENZE SPECIFICHE

L’ESPERIENZA DI TECNOLOGI ED APPLICATORI SPECIALIZZATI

 Trasfusione

 

Iniezione

 

Migrazione

Cristallizzazione

Fusione

 La scelta  Un cenno tecnico storico  Da evitare
Nella scelta della barriera chimica anti umido, è necessario valutare i contenuti tecnici e tecnologici delle aziende produttrici e/o distributrici del settore. Per selezionare l’operatore “giusto”, non dovrebbe bastare sfogliare accattivanti brochure o navigare in sofisticati siti aziendali ma piuttosto riconoscere le reali competenze nei concetti e nei contenuti che vengono espressi. Chiunque con budget adeguato, può lanciare sul mercato una società “esperta risolutrice dei problemi di umidità” dove più l’immagine è costruita dal marketing, più dubbia è la “sostanza” professionale. Quindi si a competenze, esperienze, ricerca ed a referenze comprovate, no alle sole immagini patinate. Nate negli anni 70, le barriere chimiche anti umidità hanno la funzione di invertire l’angolo di bagnabilità dei capillari murari, citando la legge di Yurin, l’aderenza tra acqua e pareti dei capillari è maggiore della tensione superficiale tra le molecole d’acqua, con il risultato che l’acqua si “inerpica” lungo i capillari. I formulati iniettati dovrebbero invertire questo fenomeno, rendendo le pareti dei capillari in grado di respingere la risalita dell’acqua; ma la domanda è “per quanto tempo questi prodotti sintetici svolgono la loro funzione in una muratura naturale specifica come per esempio il tufo giallo Campano?”. Ecco perché il progetto di risanamento anti umido per murature deve essere tarato in modalità compatibile globale, anche in riferimento ai successivi interventi di intonacatura, da realizzare con cicli deumidificanti compatibili, in grado di gestire l’acqua residua in sospensione al di sopra della barriera realizzata ed i sali in essa disciolti. Una soluzione per tutti i casi”, ecco uno degli errori comuni, non esiste infatti un metodo che ricopra l’intera gamma di problematiche dovute alle svariate combinazioni tra; sistemi costruttivi, natura e condizione dei conci, tipologie e spessore delle murature e le condizioni fondali. Una proposta corretta si basa su di una attenta valutazione caso per caso e della successiva proposta tecnologica/applicativa, più idonea in considerazione della compatibilità dell’intervento. Per questa elaborazione preliminare è sufficiente l’esperienza di un tecnico competente, mentre proporre od imporre analisi scientifiche per confermare patologie murarie evidenti, fa molta scena ma inutilmente e lievita il budget di spesa.  Indagini come ecometria, test di Höechst al carburo di calcio o le sezioni sottili, possono risultare necessarie in casi particolarmente dubbi o estremi di restauro monumentale vincolato. In ambito civile l’esperienza del tecnico deve poter coprire la maggior parte della casistica conosciuta, mentre le sole video termografie possono coadiuvare l’esperto nell’elaborazione del progetto di risanamento, anche grazie ai diminuiti costi delle apparecchiature di ultima generazione. 
 L’auto sigillatura dei fori  Modalità di contabilizzazione
In alcuni particolari tufi saturi di acqua, può capitare che l’attrito della foratura crei sulle pareti dei fori una camicia compatta sigillante, in grado di diminuire sensibilmente, o addirittura impedire, l’assorbimento delle classiche soluzioni liquide a base di resine siliconiche quali siliconati, silicati e soprattutto le emulsioni siliconiche, anche qualora esse siano micronizzate. Questa circostanza, riscontrabile empiricamente dalla natura del “truciolo” generato in perforazione, di fatto impedisce l’iniezione a pressione e rende molto lunghi i tempi delle impregnazioni per trasfusione. A seguito di esperienze sul campo in tali casi è risultato risolutivo l’impiego di creme silossaniche idrolizzate in grado di formare la barriera per migrazione del silano contenuto, validi anche i cementi dendritici che cristallizzano indipendentemente dalla compattezza della superficie, i cristalli aghiformi penetrano in profondità reagendo con il supporto anche “sigillato”. E’ pratica diffusa considerare come unita di  misura per le barriere chimiche, lo sviluppo lineare del muro da trattare per il suo spessore definendola in cm*m (centimetri lineari per metro di muratura). In buona sostanza, questo altro non è che la sezione del muro da indicare più facilmente in mq. La motivazione di questa attuale consuetudine deriva dalla necessità che si aveva negli anni 70/80 di “addolcire” i costi di una tecnologia innovativa che stava presentandosi sul mercato, per la quale 3.000 lire al cm*m risultavano ad amministratore pubblico più “rassicuranti” di 300.000 al mq. 

n 425 FUSIONE

n 424 PROTECTOR bottiglie

n 431 CICLO DEUMIDIFICANTE D

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