Con la pubblicazione del Decreto Ministeriale 24 novembre 2025 sono stati aggiornati i Criteri Ambientali Minimi (CAM) per l’edilizia, che diventeranno obbligatori dal 2 febbraio 2026 per i contratti pubblici di progettazione e lavori, sostituendo definitivamente i CAM 2022.

Tra le novità più rilevanti, il criterio 2.3.13 introduce un cambiamento sostanziale nel modo di leggere e impostare gli interventi di risanamento da umidità negli edifici esistenti, includendo in modo esplicito ambiti come il restauro, la manutenzione e la ristrutturazione.
Il passaggio non è formale.
L’attenzione viene spostata dalla semplice riparazione del danno visibile alla comprensione delle cause del fenomeno, alla durabilità dell’intervento e alla gestione nel tempo, superando approcci episodici o meramente cosmetici.
Il criterio CAM 2.3.13: diagnosi, progetto e verifica
Il criterio si applica a tutti gli edifici esistenti interessati da fenomeni di umidità, dagli immobili storici agli edifici residenziali più recenti, e struttura il processo di risanamento secondo una sequenza tecnica articolata in quattro fasi fondamentali.

- Diagnosi – È richiesta un’analisi tecnica approfondita finalizzata a individuare le reali cause dell’umidità, distinguendo tra risalita capillare, condensazione, infiltrazioni e apporti di origine impiantistica.
- Definizione dell’intervento – Le soluzioni tecniche vengono scelte in coerenza con l’esito diagnostico, evitando interventi standardizzati o risposte automatiche scollegate dal comportamento reale dell’edificio.
- Verifica dell’efficacia – L’efficacia dell’intervento non è assunta per principio, ma deve essere verificata nel tempo attraverso il controllo delle prestazioni ottenute.
- Manutenzione programmata – Le verifiche entrano a far parte del Piano di Manutenzione dell’edificio, come elemento essenziale di sostenibilità e durabilità dell’intervento.

L’obiettivo non è “coprire” il problema, ma eliminare la causa dell’acqua e risanare correttamente gli elementi tecnici coinvolti.
CAM e lavori privati: un obbligo solo apparente?
Dal punto di vista formale, un intervento eseguito da un committente privato con fondi propri, in assenza di incentivi o bonus fiscali, non è soggetto all’obbligo diretto di applicazione dei CAM.

Tuttavia, nei fatti, il tema dell’umidità non è mai neutro:
- la salubrità degli ambienti costituisce un requisito normativo;
- un intervento inefficace può compromettere agibilità e conformità;
- soluzioni tecnicamente errate generano spesso reiterazioni dei lavori e contenziosi.
Per questo motivo, l’impostazione introdotta dai CAM 2026 rappresenta oggi un riferimento tecnico di buona prassi, pienamente valido anche negli interventi privati, indipendentemente dall’obbligo normativo.
Il ruolo del Tecnologo edile: una regia tecnica necessaria
Negli interventi di risanamento da umidità, il fattore critico non è la disponibilità di prodotti o sistemi, ma la corretta impostazione del processo tecnico.

In questo contesto, il tecnologo edile svolge un ruolo di regia e di raccordo tra:
- il committente, che necessita di scelte chiare e tecnicamente motivate;
- il progettista, chiamato a operare su basi diagnostiche corrette;
- l’impresa esecutrice, responsabile della corretta realizzazione dell’intervento.
Il contributo di questa figura consiste nel garantire:
- coerenza tra diagnosi, progetto ed esecuzione;
- compatibilità dei materiali con l’edificio esistente;
- controllo dell’efficacia dell’intervento nel tempo;
- riduzione del rischio di soluzioni inefficaci o temporanee.
Questo approccio risulta pienamente allineato ai principi introdotti dal criterio CAM 2.3.13, anche in assenza di un obbligo normativo diretto.
Conclusioni
I CAM 2026 non rappresentano soltanto un aggiornamento per gli appalti pubblici, ma indicano una direzione tecnica chiara:
“il risanamento dell’umidità deve essere affrontato come un processo strutturato, non come un intervento episodico“
Per il committente privato, adottare questo metodo significa maggiore tutela tecnica, risultati più duraturi e una valorizzazione dell’immobile nel tempo.
Le valutazioni sui singoli casi e sulle soluzioni applicabili richiedono tuttavia un’analisi specifica del manufatto e non possono essere derivate automaticamente da considerazioni generali o normative.
Nota editoriale
👉 Questo articolo ha finalità di indirizzo tecnico e culturale. Non fornisce soluzioni operative né sostituisce una valutazione professionale riferita a casi specifici..
